Il vero successo è far funzionare il “sistema”

di Flaminia Fazi

L’efficacia personale non è “fare di più”, bensì far funzionare il sistema

Riceviamo messaggi continui che rafforzano l’idea che l’efficacia personale è un fatto di forza di volontà: più disciplina, più controllo, più “spinta”. Eppure, se affrontiamo il tema attraverso una lente scientifica, scopriamo una verità liberatoria: gran parte dei nostri risultati non dipende da chi siamo in astratto, ma dal sistema in cui agiamo ogni giorno. Peter Senge lo sintetizza con una frase potente: “la struttura influenza il comportamento”. In altre parole: messe nello stesso sistema, persone anche molto diverse tendono a produrre risultati simili.

L’efficacia personale, quindi, non è solo “time & effort management”. È piuttosto la capacità di creare risultati desiderati (con continuità) lavorando su: abitudini, emozioni, relazioni, contesto, significato. L’approccio sistemico aumenta le probabilità di riuscirci perché sposta la domanda da “perché non mi impegno abbastanza?” a “quali dinamiche mi stanno portando a rimanere a questo livello?”.

L’approccio sistemico come acceleratore di efficacia

Di seguito i punti principali che ci spiegano perché l’approccio sistemico è così rilevante.

1) non bisogna combattere i sintomi, ma piuttosto leggere i cicli di feedback

Senge descrive come, nei sistemi complessi, soluzioni di oggi possano generare problemi domani: “i problemi di oggi vengono dalle soluzioni di ieri”, e “più spingi in avanti, più il sistema ti trascina indietro” con dei cicli di feedback che hanno lo scopo di compensare.
È il motivo per cui certe strategie funzionano “subito”… e poi si ritorcono contro: lavoro extra per recuperare → poco sonno → meno lucidità → più errori → altro lavoro extra.

Il salto di qualità avviene quando impariamo a vedere:

  • rinforzi (ciò che fa crescere un comportamento),
  • bilanciamenti (ciò che lo frena),
  • ritardi (effetti che arrivano dopo).

2) il cervello non ama essere comandato, ma ama essere allenato

Daniel Goleman ricorda che i circuiti emozionali (limbici) possono “dirottare” quelli razionali quando percepiscono minaccia: è il classico hijack emotivo, cioè quando un’emozione intensa prende il compando in automatico attivando una risposta di difesa e riducendo temporaneamente la lucidità della parte più razionale. Ma esiste anche una via di regolazione: il dialogo tra sistema limbico e aree prefrontali permette di “veto” e scelta.
Qui entra l’intelligenza emotiva come base dell’efficacia: consapevolezza di sé, gestione di sé, consapevolezza sociale, gestione delle relazioni.

3) le abitudini sono sistemi in miniatura

Charles Duhigg mostra che le abitudini si strutturano come cue–routine–reward, sostenute da un craving (aspettativa neurologica della ricompensa).
Ed è qui che l’approccio sistemico diventa pratico: non “elimini” un’abitudine, bensì ridisegni il loop. Inoltre, lavorare su una abitudine chiave (keystone habit) può innescare cambiamenti a cascata su molte altre routine.

4) le relazioni funzionano come una infrastruttura

La psicologia positiva evidenzia un dato sorprendentemente stabile: tra le persone più felici, il fattore comune non è reddito o status, ma relazioni strette e fiduciarie.
Questo non contribuisce al “solo benessere”, ma si trasforma in efficacia, perché la qualità delle relazioni impatta su molti livelli: energia, motivazione, sicurezza psicologica, possibilità di apprendere e perseverare.

5) se cambi un elemento il sistema risponde (sempre)

Una nota cruciale per coach e per chi si allena all’efficacia è rammentare che quando una persona cambia (più inclusiva, più assertiva, più collaborativa), il team e l’ambiente che la circondano non restano uguali, e se non si anticipano le reazioni del sistema, il cambiamento può essere neutralizzato o “spostare il problema” altrove.

Un modello pratico: l’efficacia personale attraverso “5 leve” sistemiche

Di seguito una sequenza semplice, da usare per te o con un/una clientə. Non si tratta di una checklist rigida: considerala una mappa per raggiungere un risultato appagante.

Leva 1 — visione e tensione creativa (personal mastery)

Senge definisce la personal mastery come la disciplina di chiarire la visione, focalizzare energie, sviluppare pazienza e vedere la realtà più oggettivamente.
Pratica (7 minuti):

  • scrivi una visione concreta (che cosa vuoi creare nei prossimi 90 giorni?)
  • descrivi la realtà attuale in 5 righe (senza giudizio)
  • rileva la “tensione”, cioè la distanza percepita tra i primi due punti: lì nasce l’energia di cambiamento (non la colpa).

Leva 2 — modelli mentali (le convinzioni che guidano le scelte)

Spesso l’inefficacia non è pigrizia, ma un modello mentale non aggiornato (“se non controllo io, non viene bene”; “dire no significa deludere”). I modelli mentali influenzano come comprendiamo il mondo e agiamo.
Domanda da coach: quale assunzione sto trattando come fosse un fatto?

Leva 3 — loop dell’abitudine (cue–routine–reward)

Pratica (10 minuti, riflessione su un comportamento):

  1. qual è il cue? (orario, luogo, emozione, persona, dispositivo)
  2. qual è la routine? (cosa fai davvero)
  3. qual è il reward? (sollievo, appartenenza, controllo, stimolo, pausa)

Poi applica la “regola d’oro” del cambiamento: mantieni cue e reward, cambia la routine, nutrendo lo stesso bisogno di soddisfazione con un’azione diversa.

Esempio tipico: procrastinazione

  • cue: notifica / task ambiguo
  • reward: sollievo immediato
  • nuova routine: “2 minuti di chiarificazione” → scrivo il prossimo micro-passo e lo eseguo.

Leva 4 — regolazione emotiva (passare da reazione a scelta)

Allenare l’efficacia significa anche allenarsi a gestire il “tempo tra stimolo e risposta”. Goleman descrive come le competenze emotive si sviluppino attraverso i tre passaggi: motivazione, pratica estesa e feedback (il nostro cervello limbico è un “lento apprendista”).
Micro-pratica: pausa di 3 respiri bilanciati + etichettatura dell’emozione (“sto provando ansia/irritazione”) → riduce l’automatismo e riapre opzioni.

Leva 5 — ecologia relazionale e contesto

Se il sistema ti riporta sempre indietro, spesso non è “mancanza di disciplina”: è mancanza di progettazione.

  • supporti sociali: alleanzə, confronto, accountability (le relazioni sono un “moltiplicatore” di benessere ed efficacia).
  • contesto fisico-digitale: riduci attriti sulle azioni utili, aumenta attriti sulle azioni dispersive.

E, da coach, mancanza di attenzione sistemica: un cambiamento personale può creare “sfida” nelle persone che interagiscono nel nostro stesso sistema. Prevederlo e progettare l’azione rende l’intervento più ecologico e sostenibile.

Mini-check di auto-coaching (da sperimentare subito)

Scegli una situazione in cui vuoi più efficacia e rispondi:

  1. qual è il risultato che voglio creare, e perché conta davvero per me?
  2. quale struttura (abitudini, regole implicite, contesto, relazioni) sta generando lo schema attuale?
  3. qual è la leva piccola ma ad alta efficacia che posso muovere questa settimana? (una sola)
  4. che routine alternativa inserirò nello stesso “cue” per ottenere lo stesso “reward”?
  5. chi o che cosa nel mio sistema deve essere ingaggiatə per rendere sostenibile il cambiamento?

Insomma, consideriamo l’efficacia come un atto di leadership personale!

Un approccio sistemico non toglie responsabilità, la rende realistica: ti invita a smettere di “spingere di più” e iniziare a progettare meglio: visione chiara, modelli mentali osservati, abitudini riprogrammate, emozioni regolate, relazioni curate.

Quando l’efficacia personale diventa sistemica, succede qualcosa di prezioso: non ti senti più in guerra con te stessə, e ti senti in partnership con il tuo modo di funzionare. E questa, nel coaching, è spesso la svolta più potente.

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