Perché ognun* di noi ha bisogno di un* mentore?
Siamo stati catapultati in un’epoca caratterizzata da una complessità senza precedenti. I confini professionali sfumano, le competenze invecchiano a ritmi che non rispondono più al naturale funzionamento umano e la sensazione di incertezza continua — quella sensazione di trovarsi di fronte a un bivio nebbioso senza una mappa chiara — è diventata la cifra comune della vita lavorativa contemporanea. Che si sia manager, creativi, imprenditori, coach, educatori o giovani professionisti all’inizio del proprio percorso, la domanda vera non è più “cosa devo fare oggi?”, ma “chi devo diventare per affrontare il domani?”.
È in questo scenario che la figura dell* mentore riscopre la sua valenza più profonda e universale: non un semplice adempimento o una figura riservata a contesti d’élite, ma una necessità strategica ed umana per chiunque desideri orientarsi nel caos.
Il paradigma di Merlino: trasformazione, non istruzione
Per comprendere la vera essenza del mentoring moderno, non c’è metafora più illuminante del ruolo di Merlino nella favola de La spada nella roccia.
Quando il mago incontra il giovane Artù (Semola), non gli rivela subito il suo glorioso destino, né gli consegna una guida passo-passo su come diventare re, e soprattutto, Merlino non estrae la spada dal maglio al posto suo.
Ciò che Merlino fa è qualcosa di immensamente più generoso ed efficace: cambia la prospettiva del giovane Artù, della realtà circostante e di se stesso.
Per insegnargli la fisica, la forza di gravità, la prudenza, la dinamica del potere e la compassione, Merlino lo trasforma temporaneamente in un pesce, in uno scoiattolo, in un uccello. Praticamente, gli fa vivere l’esperienza della vulnerabilità e dell’adattamento da angolature del tutto inedite. Quando Artù affronta il luccio gigante nello stagno o impara a volare nel cielo, non sta ricevendo una lezione teorica: sta sviluppando la resilienza, il pensiero critico e la consapevolezza di sé.
Il vero mentore fa esattamente questo.
- Non ti dà risposte preconfezionate, ma ti pone le domande che modificano il tuo punto di vista.
- Non spiana il terreno al tuo posto, ma ti offre uno spazio sicuro in cui sperimentare, cadere e rialzarti.
- Non ti impone il suo modello, ma ti aiuta a scoprire la “spada” — cioè il tuo talento e i tuoi valori — che è già “piantata dentro di te”.
Oltre il coaching: perché ogni lavoro richiede un mentore
Spesso si pensa al mentoring come a una pratica riservata a specifici ambiti di sviluppo o alle dinamiche aziendali formali. Nella professione del Coaching, come anche in altre, è diventata sempre più rilevante, ma in realtà la necessità di un mentore riguarda qualsiasi professione, ed ha finalità ben specifiche attraverso le quali sviluppa valore nella persona e nella sua efficacia nei contesti di riferimento, le cui principali sono:
- decodificare la complessità sommersa. In ogni settore esistono regole non scritte, dinamiche relazionali trasversali e dilemmi etici che nessun manuale d’istruzione o corso di formazione può insegnare. Un mentore condivide la propria “saggezza vissuta”, aiutando a decifrare il contesto.
- Fare da filtro per il rumore di fondo. Nell’era del sovraccarico informativo, il problema non è la mancanza di dati, ma la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Il mentore agisce come una cassa di risonanza che aiuta a separare l’essenziale dal superfluo.
- Offrire un punto di ancoraggio emotivo e professionale. Quando la pressione aumenta o si affronta un fallimento, avere una figura d’esperienza che offre un riscontro obiettivo e non giudicante previene l’isolamento e la paralisi decisionale.
Il mio suggerimento, anche se nella nostra cultura la pratica del mentoring è ancora poco sfruttata, è quello di costruirsi una “costellazione di mentori”, per affrontare l’incertezza con più punti di riferimento e trarre da diverse prospettive il massimo valore.
Nessun singolo individuo, per quanto saggio, possiede tutte le risposte, a maggior ragione in un contesto complesso e rapidamente mutevole. Nel mondo contemporaneo, il concetto si è evoluto dalla ricerca del “singolo mentore per la vita” alla creazione di una vera e propria “costellazione” o “board personale di mentori”, con caratteristiche e capacità di contributo differenti, e i seguenti possono essere degli esempi.
- Il mentore di competenza (il tecnico): chi possiede la maestria verticale nel tuo campo e ti aiuta a perfezionare il gesto professionale.
- Il mentore di prospettiva (lo stratega): chi lavora in un settore completamente diverso dal tuo e ti aiuta a “uscire dallo stagno”, mostrandoti scenari e connessioni inattese (proprio come Merlino con le sue trasformazioni).
- Il mentore unico (il pari o o il mentore inverso): un collega più giovane o con un background culturale differente, che ti sfida ad aggiornare i tuoi paradigmi e le tue lenti interpretative.
Dal disorientamento alla padronanza
Cercare e accogliere uno o più mentori non è un segno di debolezza o di impreparazione, ma un atto di autoconsapevolezza e di leadership personale.
In un mondo in perenne mutamento, nessuno di noi nasce sapendo come estrarre la propria “spada nella roccia”, e avere al proprio fianco qualcuno capace di illuminare la foresta, di farci guardare le cose dall’alto di un volo d’uccello e di ricordarci chi siamo nei momenti di dubbio, è ciò che trasforma il senso di blocco in un viaggio di straordinaria scoperta.
Ecco un’esercitazione pratica strutturata in due parti: la prima ti guida nell’auto-analisi per far emergere i tuoi bisogni di crescita, mentre la seconda ti fornisce una griglia di domande per selezionare l* mentore più adatt* alle tue esigenze.
Parte 1: Auto-diagnosi: “alla ricerca della tua bussola”
Rispondi alle seguenti domande riflettendo sulla tua situazione attuale.
1. Mappatura dei punti di blocco (dove sono adesso?)
- Qual è quella decisione, progetto o cambio di direzione che sto rimandando da tempo perché avverto un senso di incertezza o mancanza di chiarezza su come procedere?
- In quale ambito della mia vita lavorativa o personale sento che il mio impegno attuale non produce più crescita e sono giunto a una stasi?
2. Definizione del bisogno emergente (di cosa ho bisogno?)
- Riflettendo sulle mie sfide attuali, ho bisogno di:
- Competenze verticali/tecniche (imparare come fare qualcosa)?
- Mappa del contesto e dinamiche relazionali (capire come muovermi nel sistema)?
- Consapevolezza e sicurezza personale (rafforzare chi essere e la fiducia in me stess*)?
- Se potessi sbloccare o potenziare una sola area personale nei prossimi 6 mesi, quale avrebbe l’impatto più profondo sulla mia traiettoria futura?
- Quanto sono dispost* a ricevere osservazioni dirette, descrittive e non giudicanti per correggere i miei comportamenti?
Parte 2: Guida alla selezione per trovare l* mentore giust*
Una relazione di mentoring efficace si fonda sulla fiducia reciproca, la quale riposa su tre pilastri fondamentali: Competenza, Integrità e Cura. Ti propongo di utilizzare queste domande per valutare l* potenziali mentori.
1. Valutazione della competenza (questa persona è competente?)
- Esperienza sul campo: questa persona ha già percorso la strada che desidero intraprendere o affrontato la transizione che sto vivendo?
- Condivisione dei fallimenti: dimostra la maturità e la generosità di condividere non solo i propri successi, ma anche gli errori e le lezioni apprese lungo il percorso?
- Autosviluppo: è una persona riconosciuta per la sua elevata autoconsapevolezza e per il suo costante impegno nell’aggiornamento personale e professionale?
2. Valutazione dell’integrità e dei valori (questa persona ha integrità?)
- Coerenza etica: il suo modo di agire e le sue decisioni professionali riflettono valori e principi nei quali mi riconosco e che rispetto?
- Riservatezza e confini: è in grado di garantire l’assoluta riservatezza delle nostre conversazioni e di mantenere confini etici chiari nella relazione?
- Affidabilità: dimostra coerenza tra ciò che dice e ciò che fa, mantenendo gli impegni presi?
3. Valutazione della cura e dell’empatia (questa persona mi dimostra cura?)
- Sostegno all’autonomia: dimostra un reale interesse per la mia crescita, evitando di imporre le sue soluzioni o di modellarmi a sua immagine?
- Ascolto attivo: è capace di ascoltare la mia storia ed il mio punto di vista fino in fondo senza interrompere o saltare subito a conclusioni affrettate?
- Disponibilità generosa: mostra un’autentica passione nell’aiutare gli altri a sviluppare il proprio potenziale dedicando tempo ed attenzione indivisa?
Il “test del primo incontro”
Durante il primo colloquio conoscitivo con un* potenziale mentore, ponigli questa domanda:
“qual è stata la transizione o la decisione più complessa del tuo percorso professionale, e qual è la lezione più importante che ne hai tratto?”
Cosa osservare dopo la risposta per poi scegliere se proseguire con un accordo di lavoro:
- Come ti sei sentit*? Ispirat* e stimolat* ad ampliare la tua prospettiva, oppure hai avvertito una dinamica direttiva e prescrittiva?
Ricorda: un* mentore ideale non ti fornirà la risposta pronta per il tuo caso, ma ti mostrerà come guardare il problema da un’angolatura nuova, dando fiducia totale alla tua intelligenza e della tua capacità di costruire valore nella relazione reciproca.
Se ti interessa approfondire, come diventare un* buon* mentore o come ricevere un mentoring qualificato per la tua professione di coach o di leader, contattaci direttamente e sarà nostra cura informarti su come possiamo accompagnarti.
















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di Flaminia FaziUn commentatore di WordPress
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