Non si tratta di una metafora poetica. Le neuroscienze hanno evidenziato la presenza di reti neuronali complesse non solo nel cervello cranico, ma anche nel sistema cardiaco e nel sistema enterico.
Il paradigma tradizionale – anche nel coaching evoluto – resta spesso centrato sulla mente cognitiva, anche quando si ricercano messaggi dalle parti, ma sono sempre gerarchicamente condizionati dal cervello encefalico:
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chiarire obiettivi,
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esplorare opzioni,
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definire piani d’azione,
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monitorare risultati.
Funziona. Ma non sempre è sufficiente.
Il vero cambio di paradigma: dall’analisi alla coerenza incarnata
Apprendere come coinvolgere tutti e tre i nostri cervelli nell’esperienza soggettiva quotidiana è un lavoro che richiede tempo, ma che può essere facilmente accompagnato da un* coach qualificato specializzato nell’utilizzo delle tecniche mBIT – multiple Brain Integration Techniques.
Mi sono super specializzata per arricchire di strumenti potenti il mio lavoro di coach, ma contemporaneamente mi hanno permesso di trasformarmi ed evolvere verso una versione di me che mi ha permesso di superare difficoltà con equilibrio e efficacia, oltre a darmi una qualità di vita immensamente superiore.
Le mBIT traducono l’evidenza delle neuroscienze in un modello operativo, strutturato, rigoroso e pienamente integrabile nella pratica del coaching professionale secondo gli standard ICF: offrono all* coach uno strumento potente per lavorare sull’integrazione tra le tre intelligenze neurofisiologiche di testa, cuore e intestino.
A tutti gli effetti si tratta di una integrazione identitaria, perché si lavora sull’allineamento delle tre intelligenze, favorendo coerenza interna, chiarezza decisionale e azione congruente.
Quando testa, cuore e intestino sono in conflitto:
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la testa genera analisi infinite;
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il cuore segnala disallineamento valoriale;
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l’intestino blocca l’azione o produce reazioni impulsive.
Quando sono integrati, la persona sperimenta:
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maggiore chiarezza;
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stabilità emotiva;
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senso di direzione;
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coraggio nell’azione.
Per il coach, questo significa poter accompagnare l*clienti non solo sulla progettazione di nuovi comportamenti, ma sulla generazione di una nuova architettura interna della decisione.
La differenza sostanziale è questa: mBIT non lavora solo su ciò che l* cliente pensa, ma su come integra i suoi centri decisionali.
Le mBIT introducono un paradigma integrativo:
non è la qualità del piano che determina il cambiamento, ma la coerenza interna da cui quel piano emerge.
Come cambia il paradigma
Dal “cosa fare” al “chi sta decidendo”
Nel paradigma classico il focus è:
Qual è la scelta migliore?
Nel paradigma mBIT il focus diventa:
Cosa emerge dall’allineamento delle tue tre intelligenze rispetto a questa scelta?
Perché possiamo costruire il miglior piano strategico possibile, ma se ad esempio:
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il cuore non è allineato ai valori,
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l’intestino non si sente sicuro o riconosciuto,
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la testa domina escludendo le altre intelligenze,
il sistema interno genererà frizione.
Il cambiamento, allora, non riguarda il comportamento, ma l’integrazione identitaria di chi sceglie.
Dalla correzione del comportamento alla trasformazione del sistema interno
Molti interventi – anche sofisticati – operano su:
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ristrutturazione cognitiva
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gestione emotiva
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modifica di abitudini.
Le mBIT lavorano a un livello differente:
non correggono il comportamento, ma facilitano l’integrazione delle tre reti neurali che influenzano percezione, decisione e azione che produrranno una nuova categoria di comportamenti.
Quando l’intelligenza enterica (legata a identità, confini, potere personale) non è coinvolta, il cliente può comprendere perfettamente cosa fare… ma non sentirsi autorizzatə ad agire.
Quando l’intelligenza cardiaca (valori, relazioni, senso) è esclusa, può ottenere risultati senza soddisfazione.
Il paradigma cambia:
non chiediamo solo “come cambiare?”, ma “quale parte di te non è ancora integrata in questa scelta?”
Dalla gestione del conflitto interno alla sua valorizzazione
Nel modello tradizionale il conflitto interno è un problema da risolvere.
Nel paradigma mBIT il conflitto è un’informazione preziosa che segnala disallineamento tra intelligenze.
Testa, cuore e intestino non sono nemici da far tacere, bensì tre sistemi con funzioni evolutive differenti. Il conflitto non va eliminato, ma integrato.
Per il coach questo significa sviluppare la capacità di:
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ascolto somatico,
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facilitazione dialogica tra centri,
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lavoro su meta-consapevolezza sistemica.
È un approccio che richiede competenza, etica, presenza e rispetto dei confini professionali. Non è una scorciatoia né una bacchetta magica. È un metodo strutturato che, se appreso con rigore, può elevare significativamente l’efficacia del nostro lavoro.
Una riflessione per te, coach
Se pensi alla tua esperienza professionale, probabilmente riconosci situazioni in cui:
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il cliente aveva chiarezza ma non azione
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aveva azione ma non soddisfazione
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aveva soddisfazione ma non direzione.
Il paradigma mBIT suggerisce che ciò che mancava non era una tecnica migliore: era un lavoro di tipo diverso, che tenesse conto dell’interazione e integrazione delle tre neurologie come responsabile della condizione “operativa” della persona.
Perché acquisire competenze mBIT?
Perché amplia la nostra efficacia su tre livelli:
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Decisionale – maggiore qualità e stabilità delle scelte
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Identitario – allineamento tra valori, potere personale e visione
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Sistemico – riduzione del conflitto interno e aumento di coerenza
Non è un modello “alternativo”.
È un’evoluzione del modo di fare coaching.
E quando il cambiamento nasce da un sistema integrato, non richiede forza di volontà.
Richiede solo coerenza.
contattaci direttamente per capire come migliorare la tua efficacia personale e personale, attraverso l’apprendimento delle mBIT.

















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